Il pianto dell’Altra
Il mio uomo è morto e io non posso piangerlo!
Su una scia di led luminosi mi è giunto il suo commiato.
Tutto era già compiuto a mia insaputa.
Non mi chiedeva di fermarlo, solo di perdonarlo.
Non sono potute scendere lacrime, né un gemito, né un grido.
Dove è ora spero sia in pace.
Dove è ora sogno sia sereno.
Immagino fosse disperato!
Non poteva cadere nel pozzo.
Non poteva permettere che il pendolo lo ferisse.
L’amore non tende reti a protezione,
ma può far spuntare le ali,
per volare oltre i pozzi e schivare i pendoli.
Non lo sapeva, forse.
Non l’ha creduto possibile, magari.
E io, l’Altra, non posso neanche piangerlo!
Tutto deve proseguire come prima,
ma nulla mai tornerà: né lui, né l’amore perduto,
né le speranze, né la dolcezza.
Tutto è fermo al momento dell’addio.
Per sempre.
L’uomo che amo si è lasciato morire di dolore
e io non ho neanche il diritto di piangerlo!
Mi ha lasciato sola per farmi tornare a sorridere,
lo ha fatto per darmi un’altra opportunità di sperare.
Che io non volevo, che io non avevo chiesto!
Come la morte ha avuto ragione di lui,
così la vita abbia ragione di me,
se avrà pietà di entrambi…
(Nota dell’Autrice: per un errore tecnico si perde graficamente la ritmica corretta dei versi, che invece dovrebbe essere 5-5-5-1-5-5-3. Mi scuso per l’imprecisione.)


