La recensione della Rossa per Thriller Café: L’IMPRONTA DELLA VOLPE di Moussa Konaté

ott 18, 2012 No Comments by

“- Lei mi dice che dei ragazzi muoiono a Pigui e che questo la stupisce. Vorrebbe sapere perché muoiono. La mia prima risposta al suo interrogativo è questa: qualunque sia la sua intelligenza, l’uomo non sarà mai Dio. La morte è cosa di Dio. – Secondo lei, i ragazzi che sono morti sono stati fedeli al precetto del vostro Antenato Lèbè? – chiese Habib. – Chi sono io per osare dare un giudizio su un mortale? Non sono che io stesso un mortale.” (pag. 157)

SOTTOLINEATO perché… è magistrale esempio di depistaggio “filosofico”!

“Non ci volle molto tempo perché i poliziotti trovassero il pendio alla cui fine il Gatto compieva la sua divinazione” (pag. 144)

CASSATO perché… quel “compieva” è talmente desueto che m’ha fatto fare un salto sulla sedia! Avrei di gran lunga preferito “compiva”, ma riconosco che il periodo di stabilizzazione di una forma lessicale in cambiamento deve necessariamente soggiacere a fasi di alterno uso. 

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Cari Amici della Rossa e della letteratura gialla,

la temperatura di questo autunno già tiepido è aumentata al Thriller Cafe  per l’arrivo di una folata di vento sub-sahariano.

Dal Mali giunge, per mano di Del Vecchio Editore, la traduzione di un libro molto bello dello scrittore Moussa Konaté.

L’impronta della volpe è un poliziesco ambientato nelle terre del popolo Dogon, lungo le falesie di Bandiagara: un lembo di terra nel cuore dell’Africa ancora oggi abitato da un popolo che conserva riti e usanze ancestrali.

Ma a guardar bene l’intreccio poliziesco è solo l’escamotage usato da Konaté per farci affacciare sul crinale dell’abisso che separa tradizione e progresso, antica sapienza e scienza, arretratezza e civilizzazione, onore e disonore. Il Commissario Habib - con un piglio alla Maigret – cercherà di gettare un ponte su quell’abisso e, a mio parere, ci riuscirà mirabilmente.

Questo libro mi ha davvero colpita per tantissimi aspetti, primo fra tutti la profondità delle metafore usate per i dialoghi tra il protagonista e i Dogon; una profondità che riconosco come africana tout court e che mi avvicina al cuore i miei amici africani sparsi per il mondo. E’ stato un pò come se avessi potuto riabbracciare Melese, Zufan, Rufino o il mio figlioccio Kasaun: per il loro tramite, l’ancestrale saggezza dei loro popoli d’origine continua ad illuminare il mondo più “civilizzato”.

Buon viaggio e a prestissimo!

Recensioni

About the author

Monica Bartolini è autrice di romanzi e racconti gialli, declinati in tutte le possibili gradazioni di noir. "Interno 8" (Albatros-Il Filo editore, 2008) è stato il suo primo romanzo edito. Ha collezionato numerosi piazzamenti a concorsi di narrativa gialla, tra cui spiccano "Giallocarta", "Carabinieri in Giallo 3" ("Tanti auguri, maresciallo!" è stato pubblicato sul Giallo Mondadori n. 3009 a luglio del 2010) e "Gran Giallo a Castelbrando". Con il racconto "Cumino assassino" ha vinto il Gran Giallo Città di Cattolica, nell'ambito della XXXVII edizione del MystFest. Nel giugno 2010 ha anche pubblicato con Colosseo Editore un libro di narrativa dal titolo "Ti ricordi, amore mio?", quindici racconti sul tema del ricordo, concepiti come preziose didascalie a foto scattata dalla stessa autrice. Il numero 3019 dei Gialli Mondadori del 2/12/2010 contiene al suo interno il racconto vincitore a Cattolica "Cumino assassino", giudicato dalla Giuria "il miglior racconto giallo di ambientazione italiana dell'anno". Nel 2011 con il racconto "Al comma 4 dell'art. 612-bis" ha guadagnato la seconda posizione nella finale per la II edizione del Gran Giallo a Castelbrando. E' stata finalista al Premio Tedeschi 2011 con il romanzo "Le geometrie dell'animo omicida", pubblicato nel 2013 da Scrittura & Scritture. E' membro dell'Associazione Piccoli Maestri, una scuola di lettura per i ragazzi.
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