Le recensioni della Rossa per Thriller Café: BENJAMIN di Federico Axat

lug 16, 2012 No Comments by

“Ti dirò una cosa”, continuò Danna, puntando Robert con un indice accusatore, “faremo questo viaggio. Forse oggi no, ma lo faremo. E sai perché?” Danna sembrava aspettare una risposta, era furibonda. “Danna, per favore…”. “Non permetterò che mandi in fumo tutti gli sforzi che ho fatto! Ci ho dedicato giorni e giorni!” “Andrà tutto a posto. Ben ritornerà presto.” “Gli conviene non farlo, credimi.” (pag. 37)

SOTTOLINEATO perché … la personalità della madre è la chiave per capire fino in fondo le motivazioni alla fuga del piccolo Ben.

Ben bevve tre bei sorsi d’aranciata, che accompagnò con cinque biscotti e una barretta di cereali intera. Non aveva la stessa fame che l’aveva attanagliato il giorno prima, ma doveva pur mangiare se non voleva svenire lì sopra. La battuta era divertente, ma fino a un certo punto. Restare in soffitta era una stupidaggine, a tratti lo capiva chiaramente; ma ormai non aveva scelta. Non sapeva perché, ma era così. (pag. 78)

CASSATO perché … l’Autore ci sta fuorviando.

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Cari amici della Rossa e della buona letteratura gialla,

il libro che vi propongo oggi non è affatto un’amena lettura da spiaggia, a meno che la suddetta spiaggia non sia deserta e solo il rumore lieve delle onda faccia da sottofondo al vostro relax (nel qual caso, però, mi augurerei che trovaste una compagnia non cartacea per ammazzare il tempo…). Facezie a parte, Benjamin di Federico Axat è un libro impegnativo, che richiede grande concentrazione.

Io stessa, prima di redigere la recensione  per Thriller Café, ho dovuto rileggerne alcune parti, pervenendo alla conclusione che l’idea di base sia buona (anche se la schizofrenia è oramai abusata) ma che per realizzarla Axat abbia avuto bisogno di forzare alcune situazioni e, di conseguenza, barare qua e là.

Sia chiaro che quello che io considero barare è semplicemente uscire dai canoni del logico-deduttivo per addentrarsi altrove, ma non sempre l’altrove mi piace, soprattutto quando si devono chiamare le cose con un nome diverso per creare sensazione e condurre al colpo di scena finale.

Che poi non lo è affatto, se sarete abili a fiutare le tracce che – ad onor del vero – lo scrittore dissemina, soprattutto avvalendosi dei corsivi.

Non mi resta che augurarvi buona concentrazione e suerte!

A prestissimo!

Recensioni

About the author

Monica Bartolini è autrice di romanzi e racconti gialli, declinati in tutte le gradazioni di noir. Esordisce nel 2008 con il romanzo Interno 8, primo episodio dedicato al Maresciallo Nunzio Piscopo, che torna protagonista nel romanzo finalista al Premio Tedeschi nel 2011 Le geometrie dell'animo omicida. Con il racconto Cumino assassino ha vinto il Gran Giallo Città di Cattolica, nell'ambito della XXXVII edizione del MystFest, dopo aver collezionato numerosi piazzamenti a concorsi di narrativa gialla, tra cui spiccano "Giallocarta" e "Carabinieri in Giallo 3" con Tanti auguri, maresciallo!, "Gran Giallo a Castelbrando" (seconda classificata con Al comma 4 dell'art. 612-bis), "Crime Story Slam" (finalista con Le abissali frustrazioni di un serial killer) e Premio speciale della Giuria di "Delitto d'autore" con il racconto Secondo grado. Nel giugno 2010 ha anche pubblicato con Colosseo Editore un libro di narrativa dal titolo Ti ricordi, amore mio?, quindici racconti sul tema del ricordo, concepiti come preziose didascalie a foto scattate dalla stessa autrice. Attualmente è in libreria la sua ultima fatica, un libro di racconti gialli storici dal titolo Persistenti tracce di antichi dolori, edito da I Buoni Cugini Editori. Collabora alla diffusione del "morbo giallo" con recensioni per i siti Thriller Café e WLibri e con l'adesione al progetto Piccoli Maestri, andando a leggere i suoi libri preferiti nelle scuole italiane.
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