Seguendo Il corvo: viaggio a Lisbona sulle orme di Pessoa

ott 25, 2012 No Comments by

Cari Amici della Rossa e della buona letteratura gialla,

ero partita per Lisbona spinta dal desiderio di riannodare i fili del passaggio dell’anima noir di Fernando Pessoa per le vie della capitale lusitana, forte sia dello studio della mirabile traduzione in portoghese della celeberrima poesia Il Corvo di Edgar Allan Poe, che della lettura de Il caso Vargas e Le novelle poliziesche. Ma il mio viaggio letterario è potuto andare oltre qualsiasi più rosea aspettativa solo a causa di piccolo incidente. Una tazzina di caffé bollente, rovesciata sulla maglietta bianca, mi ha costretto ad alzarmi dal tavolino e a guardarmi intorno: ero seduta davanti le vetrine di una libreria e non me ne ero accorta!

Per quanto “bagaglio culturale” avessi portato in viaggio con me, infatti, solo quella fortunata sincronicità ha fatto sì che scovassi nella libreria LeYa di Praça do Rossio (quella di fianco al maledetto caffè!) una stupenda guida letteraria della città di Joao Correia Filho, dal titolo Lisbon in Pessoa. A quel punto il viaggio è iniziato davvero e ho potuto ripercorrere le strade con il suo passo e scrutare i luoghi con i suoi occhi. E per qualche giorno avevo anche allontanato dalla mente la ricerca delle similitudini con lo scrittore americano, tanto la poliedricità di Pessoa mi aveva stordita. Ma Edgar era in agguato…

Era impossibile ignorarlo: a Lisbona i corvi sono ovunque, a cominciare dallo stemma della città, perché una leggenda vuole che due di questi uccelli si siano posati sulla nave che riportava dalla Spagna le spoglie di Sao Vicente, Patrono della città sul Tejo. Nell’iconografia cristiana invero il corvo é da sempre presente quale simbolo di impudicizia e lussuria, l’animale che Noé liberò per prima dell’Arca e non tornò, quello tacciato di cibarsi di carogne.

Il manierismo romantico ha probabilmente giocato un ruolo fondamentale sulla trasformazione del leggiadro usignolo di Keats nel gracchiante corvo di Poe e poco più di sessant’anni dopo Pessoa – che aveva studiato in Sud Africa e conosceva a mena dito gli scrittori anglofoni – scriveva: ”il più precoce cibo letterario della mia infanzia furono i tanti romanzi del mistero e delle più spaventose avventure”. Per lo più di Poe, aggiungo io, ma sicuramente anche di Conan Doyle.

L’ispettore Quaresma di Pessoa, infatti, è confomato sull’Auguste Dupin di Poe – l’archetipo di tutti gli investigatori amanti della deduzione logica – ma rappresenta anche l’evoluzione di Sherlock Holmes e dell’appagamento edonistico nello scioglimento di enigmi e sciarade. Quaresma non sembra già più un investigatore, quanto un decifratore della realtà, “sottolineandone al contempo la dimensione ludica, diventata rovello esistenziale, quello di chi non potendo risolvere le sciarade della vita si accontenta di scomporla” (Roberto Mulinacci in Prefazione alle Novelle poliziesche, Passigli, 1999).

La circostanza che Pessoa fosse in grado di padroneggiare l’inglese al pari della lingua madre è stata quindi una fortuna per la letteratura, ma anche una profonda ferita della sua anima. Non a caso dirà per bocca del suo eteronimo Bernardo Soares “La mia lingua è la mia patria“, riferito al Portoghese, mentre parte della produzione letteraria firmata Alvaro de Campos – altro alter ego letterario dello scrittore – sarà scritta per lo più in Inglese.

Uno straniero in patria, un’anima sdoppiata, capace però di scrivere mirabili versi in entrambe le lingue. Un uomo sicuramente complesso, Pessoa, che proprio in virtù di questa poliedricità ha saputo regalarci pagine indimenticabili. E non è anche questa una similitudine con l’americano Edgar Poe che, adottato dagli Allan, si trasferisce in Inghilterra – dove cresce e studia – per poi tornare in patria? Non mi stupisce affatto, quindi, che Fernando si riconoscesse nella tormentata anima di Edgar, tanto da penetrarne le ossessioni e gli sconvolgimenti della mente.

 L’immagine di Pessoa è onnipresente a Lisbona, proprio come i corvi: dai magneti-ricordo ai segnalibro, dai ritratti esposti nelle librerie alla statua di bronzo a Praça do Carmo, dal monumento davanti alla casa natale alla casa-museo di Rua Coelho da Rocha, che fu la sua ultima dimora. Ma questa sovraesposizione d’immagine non ritengo sia solo un’abile trovata pubblicitaria, perché ho percepito l’orgoglio della città ad aver ospitato in vita un simile geniale artista, uno di quei poeti che forse non avremo mai più, nunca mais, nevermore!

Tornando a Poe e alla sua celeberrima poesia, vi regalo la visione di quella che ritengo esserne la migliore lettura, quella dell’attore americano Vincent Price. Vi assicuro che ho visto tutte le versioni esistenti sul web e questa è da pelle d’oca. Da notare poi che i commenti a questo video su YouTube sono in portoghese: Poe e Pessoa, un binomio inscindibile.

Buona visione e a prestissimo!

Vincent Price recita Il Corvo di Edgar Allan Poe

 

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About the author

Monica Bartolini è autrice di romanzi e racconti gialli, declinati in tutte le possibili gradazioni di noir. "Interno 8" (Albatros-Il Filo editore, 2008) è stato il suo primo romanzo edito. Ha collezionato numerosi piazzamenti a concorsi di narrativa gialla, tra cui spiccano "Giallocarta", "Carabinieri in Giallo 3" ("Tanti auguri, maresciallo!" è stato pubblicato sul Giallo Mondadori n. 3009 a luglio del 2010) e "Gran Giallo a Castelbrando". Con il racconto "Cumino assassino" ha vinto il Gran Giallo Città di Cattolica, nell'ambito della XXXVII edizione del MystFest. Nel giugno 2010 ha anche pubblicato con Colosseo Editore un libro di narrativa dal titolo "Ti ricordi, amore mio?", quindici racconti sul tema del ricordo, concepiti come preziose didascalie a foto scattata dalla stessa autrice. Il numero 3019 dei Gialli Mondadori del 2/12/2010 contiene al suo interno il racconto vincitore a Cattolica "Cumino assassino", giudicato dalla Giuria "il miglior racconto giallo di ambientazione italiana dell'anno". Nel 2011 con il racconto "Al comma 4 dell'art. 612-bis" ha guadagnato la seconda posizione nella finale per la II edizione del Gran Giallo a Castelbrando. E' stata finalista al Premio Tedeschi 2011 con il romanzo "Le geometrie dell'animo omicida", pubblicato nel 2013 da Scrittura & Scritture. E' membro dell'Associazione Piccoli Maestri, una scuola di lettura per i ragazzi.
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