#Sfangarla: laboratorio di lettura e scrittura in tempo di pandemia

giu 09, 2020 No Comments by

foto-da-daniela-1-1536x1152Cari Amici della Rossa e della buona letteratura gialla,

l’impegno di tutti noi Piccoli Maestri in questo strambo anno scolastico è stato quello di ampliare l’offerta di lettura alle scuole, diventando operativi on line su tutte le piattaforme usate dalle classi per poter effettuare le lezioni ordinarie (Zoom, Webinar, Meet).

La nostra campagna di lettura dal titolo alquanto esemplificativo (#Sfangarla) ha avuto molto successo anche perchè ci ha permesso di soddisfare richieste in città nelle quali normalmente non potremmo andare fisicamente a leggere.

Nel mio caso, sono stata molto fortunata perché ho potuto traversare l’Italia da Nord a Sud in tempi eccezionali di pandemia, da Torino a Termoli e ritorno! Infatti, prima la prof. Agnese Cuccia dell’I.C. Marconi Antonelli di Torino e poi la prof.ssa Luciana Poppo dell’I.C. M. Brigida di Termoli hanno avanzato richiesta al nostro coordinatore di poter incontrare un PM che parlasse ai loro ragazzi di un genere letterario molto particolare, l’horror.

Assieme alle insegnanti abbiamo congeniato di leggere alcuni racconti brevi di Edgar Allan Poe (la connessione a volte fa brutti scherzi) e un piccolo laboratorio sulle “parole della paura” che aiutano lo scrittore a suscitare in chi legge i sentimenti di angoscia, terrore, ansia e panico. I ragazzi di entrambe le classi si sono dimostrati molto interessati e attivi, tanto che si è deciso di alzare l’asticella: e se per una volta un racconto horror l’avessero scritto proprio loro, magari partendo da un incipit di Edgar?

L’ho proposto varie volte negli anni passati e i ragazzi reagiscono sempre positivamente!

xuna-discesa-nel-maelstrom-jpg-pagespeed-ic-ndfuk0ctnnEcco dunque che sotto la Mole è riecheggiato l’incipit del racconto Una discesa nel Maelstrom (Avevamo raggiunto il sommo della rupe più elevata. E per qualche momento il vecchio parve troppo esausto per parlare), mentre dal lungomare di Termoli si alzava un grido di angoscia del protagonista de Il pozzo e il pendolo (Ero affranto, stremato di angoscia mortale per quella lunga agonia: e quando finalmente mi sciolserro e poi sendermi, sentii che perdevo i sensi). ilpozzo-e-il-pendolo

Ho letto con grande attenzione i racconti che le insegnanti mi hanno inviato e ho avuto anche la gioia di potermi ricollegare con i ragazzi di Torino per confrontarci sulle loro creazioni, discuterne di pregi e piccoli difetti e incoraggiarli a continuare a provare ad esprimersi attraverso la scrittura, ma soprattutto spingerli a leggere sempre e di tutto! Un piccolo trabocchetto gliel’ho fatto e loro ci sono caduti: li ho affascinati con l’incipit di due racconti lunghi che non ho potuto leggere, invitandoli a misurarsi con Edgar, per poi andare a leggere cosa aveva scritto lui. Confido che lo facciano!

Tra tutti i racconti che ho letto e dei quali faccio i complimenti a tutti i ragazzi indistintamente, ne ho scelti due che più di altri hanno rispettato la consegna di utilizzare l’incipit e creare un racconto coerente, complesso e completo.

Per me è stato una gioia leggerli e spero lo sia anche per voi!

Buona Estate, ragazzi, un’Estate piena di serenità, allegria e tante belle letture!

A presto!

 

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Esperienza Animale

Il dottor Lupus era stato convocato dal direttore del suo laboratorio, proprio oggi che aveva avuto una nottata tremenda, dormendo malissimo. Si sentiva stanco ed era molto preoccupato per quello che sarebbe potuto succedere.

Il direttore gli disse:” Sei licenziato!”.

Il dottor Lupus voleva delle spiegazioni, ma l’unica giustificazione che ottenne fu che era stato scoperto a fare degli esperimenti non autorizzati. Il lavoro di una vita interrotto perché non c’era l’autorizzazione? Su tutte le furie prese le sue cose e se ne andò. Mentre tornava a casa pensò a un luogo dove creare il suo laboratorio personale, dove nessuno gli dicesse cosa poteva o non poteva fare. Aveva il posto perfetto: LA CASA ABBANDONATA di Rose Street. Voleva continuare con le sue ricerche sul DNA, unendo il DNA di un essere umano a quello di un animale.

Per un anno si era intrufolato negli obitori, nei cimiteri e negli ospedali psichiatrici per raccogliere il DNA umano di cui aveva bisogno. Adesso la sua ricerca aveva bisogno di una “cavia” tutta intera, una persona viva. Non sapeva dove trovare qualcuno disposto ad aiutarlo, quindi decise che lo avrebbe obbligato. Per il suo esperimento aveva bisogno di qualcuno non troppo anziano e neanche troppo giovane. Una sera decise di fare un giro nel quartiere per liberare un attimo la mente e proprio in quel momento vide una “cavia” perfetta: un ragazzo di circa tredici anni dall’aspetto molto triste, angosciato, che sembrava girasse per quelle vie vuote senza una meta. Pareva affamato e il dottor Lupus gli chiese se volesse andare a casa sua per mangiare qualcosa. Il ragazzo mangiò. Appena si fu addormentato il dottore lo legò nella cantina. Mentre il ragazzo continuava a dormire, il dottor Lupus preparò il miscuglio da dargli per il suo esperimento. Si risvegliò legato in una stanza scura e senza finestre piena di gabbie con strani animali, alcuni morti, altri che emettevano versi strazianti. Il dottore gli si avvicinò con una siringa e lui cominciò a tremare di paura. Gli somministrò il miscuglio. In un primo momento non successe nulla, ma dopo poco gli sembrò di impazzire: iniziò ad avere convulsioni, a urlare cose senza senso, gli sembrava di cadere nel vuoto. Dopo qualche giorno si tranquillizzò: era affranto, stremato di angoscia mortale per quella lunga agonia; e quando finalmente lo sciolse e poté sedere, sentì che perdeva i sensi. Il dottor Lupus però non sembrava soddisfatto. Stava preparando un altro miscuglio e il ragazzo era terrorizzato.

Ma il dottore aveva un’altra idea: effettuare l’esperimento su sé stesso! Si iniettò una siringa e iniziò a contorcersi a terra. Il suo viso e il suo corpo si ricoprirono di peli, la bocca si riempì di denti lunghi e affilati, le mani si trasformarono in artigli. Quello non era più un uomo, era più simile ad un lupo!

Il ragazzo raccolse tutte le sue forze e il suo coraggio e scappò.

Il dottore sentì l’istinto di vendicarsi di chi lo aveva ridotto in quelle condizioni.  Uscì dalla cantina e si diresse verso il suo vecchio laboratorio. Sapeva che il direttore si sarebbe trovato lì. Con un balzo arrivò alla finestra e la ruppe, irrompendo nel laboratorio. Tutti urlavano di paura. Il direttore uscì dal suo ufficio per capire cosa stava accadendo e il lupo gli fu addosso in un attimo. Con una zampata gli aprì il torace, gli infilò il muso nel petto e gli mangiò il cuore ancora pulsante.

Il dottor Lupus sentì una voce in lontananza: “… volevo farle i miei complimenti per l’ottimo lavoro svolto e promuoverla a direttore generale della ricerca sul DNA”.

Il suo capo gli stava parlando, lui non era un lupo, in ufficio tutti erano tranquilli.

La mancanza di sonno fa strani effetti.

Sara Vitrotti 2 B – I.C. Marconi Antonelli

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Il vecchio

Avevamo raggiunto il sommo della rupe più alta, e per qualche momento il vecchio parve troppo esausto per parlare. Per un istante il tempo sembrava si fosse fermato, giusto il necessario , giusto il necessario per realizzare come fosse arrivato fin lì.

Era tardo pomeriggio e il vecchio, preside della scuola di Rosewood, dopo una discussione con alcuni alunni dell’ultimo anno, in cui aveva comunicato loro l’annullamento del ballo di fine anno, sedeva con aria soddisfatta sulla poltrona del suo ufficio, nella penombra della lampada. Per quale motivo un preside dovrebbe essere tanto soddisfatto e compiaciuto di tale decisione? Gli alunni, intanto, riuniti nella biblioteca della scuola, non riuscivano a credere a quello che gli era stato appena comunicato. Erano tutti in preda alla rabbia, anche perché, durante tutto l’anno scolastico, quel preside dall’aria molto strana, comparso inaspettatamente in sostituzione del precedente , senza che nessuno sapesse il motivo, aveva  reso ingiustamente impossibile la vita a tutti gli studenti.

Presi dal rancore cominciarono a discutere su come far cambiare idea al vecchio perfido preside, magari spaventandolo un po’! Avrebbero potuto farlo diventare la vittima dei loro consueti scherzi di fine anno scolastico. Ovviamente avrebbero dovuto stare bene attenti  a tenere segreta la loro identità per non rischiare pesanti punizioni prima del diploma..

Mentre i ragazzi parlavano animatamente tra loro su come organizzare il tutto, nei loro sguardi si poteva  intravedere qualcosa di davvero inquietante….come se qualcosa di diabolico si fosse impossessato delle loro menti, facendogli dimenticare la realtà e  i limiti che non andrebbero mai superati. Più parlavano e più si avvertiva del sadismo in ciò che dicevano, e si percepiva una forte eccitazione.

Decisero che si sarebbero presentati al preside con delle maschere da coniglio della recita scolastica  sui volti,  prenderlo alla sprovvista, legarlo, incappucciarlo e portarlo in un posto dove nessuno avrebbe potuto vederli e sentirli.

Era lo stesso pomeriggio, quell’assurdo tardo pomeriggio, il preside sempre li nel suo ufficio. Solo la  lampada accesa, il resto della stanza era buio e il riflesso della luce non faceva intravedere la porta semichiusa.  Al di là della porta il buio corridoio lungo il quale le ombre dei ragazzi si muovevano, con cautela, come felini in agguato in attesa di sferrare l’attacco alla loro preda. I loro respiri rimbombavano all’interno delle maschere che portavano sui volti. Si intravedevano solo le pupille dei loro occhi, inespressive, illuminate dalla luce dei lampioni sulla strada che entrava dalle finestre.  I ragazzi si scrutavano tra loro e si lanciavano segnali di assenso. Una volta arrivati davanti a quella porta socchiusa, quasi trattennero il respiro, facendo attenzione a non spostare nemmeno una particella d’aria, e lentamente si intrufolarono nell’ufficio del preside.

Arrivati alle spalle della vittima, essa percepì la loro presenza e sgranando gli occhi tentò di voltarsi, ma inutilmente. Con uno scatto fulmineo i ragazzi gli infilarono un cappuccio sul volto, che aveva giusto un foro per permettergli di respirare. Il suo respiro però era talmente affannato per il terrore provato, che l’aria che passava di li quasi non gli bastava. Si dimenò e cercò di sfuggire loro, erano in troppi per poterci riuscire e alla fine si abbandonò rassegnato. Riusciva solo a percepire il loro parlottare nervoso, poi qualcosa lo colpì…

Si risvegliò , ma essendo ancora incappucciato e un po’ stordito, non riusciva a capire dove fosse. Percepiva solo il tepore di un fuoco e un nauseante odore dolciastro. Aveva le mani legate dietro la schiena ed era seduto su una scomoda sedia.. Pur non potendo vedere nulla percepì la presenza di  persone intorno a lui, e anche piuttosto agitate, poteva quasi sentire i loro respiri inquieti.

Il vecchio cominciò a gridare -  “ Cosa volete, parlateee!!!  Dove  i avete portato? Cosa credete di fare, voi non sapete nemmeno in che guaio vi siete messi  e le conseguenze di tutto ciò non appena riuscirò ad andare via da qui!! Non avete la minima idea  contro chi vi siete messi!”

Una risata sprezzante uscì dal cappuccio che gli copriva la faccia. I ragazzi cominciarono si guardano tra loro con occhiate di terrore, che il vecchio avesse scoperto le loro identità?  Ci fu il panico dentro ognuno di loro. Egli continuava a ridere in modo inquietante  e uno di loro perdendo l’auto controllo si lasciò sfuggire un urlo – “ Fatelo stare zitto!!!”. Il respiro del ragazzo si fece affannoso, tanto che dovette strapparsi la maschera dal volto. Gli altri gli urlarono di ricoprirsi immediatamente. L’identità di tutti cominciava ad essere in pericolo. Erano tutti agitatissimi. Ad un tratto il vecchio cominciò a sentirsi soffocare. Una sostanza viscida e appiccicosa gli arrivò addosso come un’onda e non gli permetteva nemmeno di riprendere fiato. Respirava a fatica. I ragazzi gli avevano versato addosso un intero barile di sciroppo d’acero. La lodge in cui avevano portato il vecchio era di proprietà di uno dei ragazzi, e i genitori, che erano produttori di sciroppo d’acero, tenevano conservati li alcuni barili. Non appena riprese fiato , il preside tossì più volte e subito una rabbia cominciò a salirgli dallo stomaco. Con uno scatto di ira si ribaltò dalla sedia e tutti indietreggiarono intimoriti, e nessuno aveva il coraggio di avvicinarsi. La situazione divenne ancora più tragica quando il vecchio comincio con voce inquietante a fare i nomi di ognuno dei presenti. A tutti si gelò il sangue nelle vene, e senza pensarci troppo si diedero alla fuga nel bosco, tutti in ordine sparso, alcuni senza nemmeno sapere dove stessero andando. Lasciarono il  vecchio li nella casa, a terra. A furia di  divincolarsi riuscì a slegarsi e si strappò con rabbia il cappuccio. Gli occhi del vecchio erano pieni di rabbia furibonda, quasi inumana. Si scaraventò anche lui fuori dalla casa e cominciò a correre nel bosco, in cerca dei suoi rapitori, come fosse una battuta di caccia, soltanto che la preda si era trasformata nel cacciatore. Una strana adrenalina si era impossessata del vecchio, che nonostante la sua età avrebbe potuto correre finché  non avesse raggiunto uno ad uno quei ragazzi. Avrebbero pagato tutti  per quello che avevano osato fare, non importa a che prezzo! Tanto nessuno avrebbe potuto lasciare qual bosco, erano fuggiti lasciando l’auto vicino alla lodge con le chiavi dentro. Durante l’inseguimento il vecchio intravide alcuni dei ragazzi e si lanciò verso di loro. Essi si accorsero di essere stati avvistati e cercarono di correre più forte che potevano. Ad un tratto però dovettero fermarsi  perché si ritrovarono tutti sul sommo di quella rupe maledetta. Rimasero tutti immobili, si fissavano in attesa della mossa dell’altro. Il vecchio non parlava, aveva il fiato corto, ma i suoi occhi erano inquietanti.  I ragazzi avevano la sensazione che qualcosa di orribile stesse per accadere. Si avvicinava a loro con un sorriso diabolico, e avanzava ancora, e ancora, ma con lentezza. I ragazzi indietreggiavano terrorizzati e con lo sguardo quasi lo imploravano di fermarsi, perché ancora due passi indietro e sarebbero caduti giù dalla rupe. Il vecchio aveva un’aria sadica e sembrava consapevole di ciò che aveva intenzione di fare, non si sarebbe affatto fermato. Anzi, si sentiva soddisfatto e compiaciuto perché sarebbe stato il vincitore di quella guerra. Avanzava senza nessun rimorso vero i ragazzi per indietreggiare finirono giù dal quel dirupo lasciando stampato negli occhi del vecchio i loro sguardi pieni di terrore, che chiedevano pietà fino all’ultimo istante. Ma egli rimase impassibile ad osservare quegli insopportabili ragazzi cadere giù.  Si aggiustò la giacca sporca e appiccicosa di sciroppo d’acero e svanì tra gli alberi del bosco con aria soddisfatta.

Intanto gli altri superstiti erano riusciti a riprendere l’auto e tornare a scuola. Una sensazione di angoscia si era impossessata di tutti loro, ma soprattutto erano in preda alla disperazione perché non avevano più notizie degli altri. Rientrarono nella scuola deserta, c’era un silenzio tombale, e mentre passavano nel buio corridoio videro una debole luce provenire dalla stanza del preside.  Non so cosa li spinse ad entrare, ma lo fecero. Quello che videro fu sconvolgente! Il computer del preside era acceso, come se li stesse aspettando. C’era un video completo di ciò che era accaduto ai loro compagni scomparsi, come se fosse stato ripreso dal telefono dell’assassino. I ragazzi caddero nello sconforto perché capirono che i loro compagni erano morti. Alla fine del video c’era un messaggio che li minacciava di non fare mai parola con nessuno di ciò che era successo quella sera, altrimenti, quando meno se lo aspettavano avrebbero fatto la stessa fine ma in modi diversi. Avrebbero dovuto fare finta di non essere mai stati li e vivere per sempre con quel rimorso sulla coscienza. Quella era la giusta punizione per ciò che avevano organizzato. Intanto del preside non si ebbe mai più notizia, da quella sera scomparve nel nulla. Tutti rimasero nel dubbio se l’assassino era il preside o qualcun altro, perché dal video non si capiva bene chi lo avesse girato.  Dopo un po’ di tempo furono ritrovati i corpi dei ragazzi morti, ma si pensò ad un incidente perché sui corpi non c’erano segni di lotta. I superstiti continuarono a vivere nell’angoscia di non sapere cosa sarebbe potuto accadere d’ora in avanti. Le loro vite non sarebbero mai più state le stesse.

 Lara Lattanzio 2N – I.C. M. Brigida

 

Piccoli Maestri

About the author

Monica Bartolini è autrice di romanzi e racconti gialli, declinati in tutte le gradazioni di noir. Esordisce nel 2008 con il romanzo Interno 8, primo episodio dedicato al Maresciallo Nunzio Piscopo, che torna protagonista nel romanzo finalista al Premio Tedeschi nel 2011 Le geometrie dell'animo omicida. Con il racconto Cumino assassino ha vinto il Gran Giallo Città di Cattolica, nell'ambito della XXXVII edizione del MystFest, dopo aver collezionato numerosi piazzamenti a concorsi di narrativa gialla, tra cui spiccano "Giallocarta" e "Carabinieri in Giallo 3" con Tanti auguri, maresciallo!, "Gran Giallo a Castelbrando" (seconda classificata con Al comma 4 dell'art. 612-bis), "Crime Story Slam" (finalista con Le abissali frustrazioni di un serial killer) e Premio speciale della Giuria di "Delitto d'autore" con il racconto Secondo grado. Nel giugno 2010 ha anche pubblicato con Colosseo Editore un libro di narrativa dal titolo Ti ricordi, amore mio?, quindici racconti sul tema del ricordo, concepiti come preziose didascalie a foto scattate dalla stessa autrice. Attualmente è in libreria la sua ultima fatica, un libro di racconti gialli storici dal titolo Persistenti tracce di antichi dolori, edito da I Buoni Cugini Editori. Collabora alla diffusione del "morbo giallo" con recensioni per i siti Thriller Café e WLibri e con l'adesione al progetto Piccoli Maestri, andando a leggere i suoi libri preferiti nelle scuole italiane.
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