Monica Bartolini - scrittrice di gialli
Un drink per Mr DeSilva, Kick!
Cari amici della Rossa e della buona letteratura gialla,
è sempre un piacere stare seduti al Thriller Café a chiacchierare con Kick delle ultime novità letterarie, ma quando si unisce a noi per un crime drink uno scrittore che stimiamo, be’…la serata prende subito un’altra piega!
Presentando Il Piromane avevo preannunciato agli altri affezionati avventori che avrebbero potuto avere a breve una bella sorpresa. Ebbene, eccoci seduti a chiacchierare con Bruce DeSilva, cui sono grata sia per aver accettato immediatamente l’invito di Kick che per aver apprezzato la mia recensione al punto tale da averla tradotta e postata sul suo blog!
Sono più che sicura che quando leggerete l’intervista che ci ha rilasciato, vi incuriosirete talmente da correre ad acquistare il suo romanzo! Vi piacerà, oh sì che vi piacerà… parola della Rossa!
Cosa aggiungere? Appena, appena la cosa più ovvia del mondo: “Metti tutto sul mio conto, Kick. Mr DeSilva stasera è mio ospite!”
L’OSPITE INATTESO di Agatha Christie in scena allo Stabile del Giallo
Cari amici della Rossa e della buona letteratura gialla,
qualche giorno fa ho avuto il piacere di assistere allo Stabile del Giallo alla rappresentazione di uno dei più riusciti lavori teatrali della grande Agatha: L’ospite inatteso.
Scritta nel 1958, la commedia fu rappresentata per la prima volta al Duchess Theatre, nel West End, il 12 agosto di quell’anno, ma non riscosse un successo folgorante. Il critico del The Guardian, Philip Hope-Wallace, recensendo la “prima”, sostenne che non era per niente ingegnoso o eccitante al pari di Testimone d’accusa e che il testo era pieno di tediose ripetizioni, benché magistralmente recitato. 
Insomma, la Christie ottenne appena la sufficienza in quell’occasione, penalizzata sicuramente dal grande successo che l’anno precedente aveva riscosso il film di Billy Wilder, tratto proprio dal lavoro Testimone d’accusa, che rimane a tutt’oggi uno dei capolavori del cinema americano.
D’altra parte, come si possono dimenticare l’insuperabile Charles Laughton nei panni (e parrucca) dell’avvocato dell’accusa e l’enigmatica Marlene Dietrich sul banco dei testimoni? 
C’é da aggiungere, poi, che la corte di giustizia è di per sé un’ambientazione più affascinante dell’interno di una dimora di campagna, ma L’ospite inatteso rimane pur sempre un lavoro magistrale, che la regia di Raffaele Castria, le scene di Andrea Bianchi e la bravura dell’intera Compagnia dello Stabile del Giallo, hanno saputo rendere al meglio.
Due atti, nove personaggi in scena, un ottimo testo e una grande recitazione corale: questa è la ricetta vincente dell’interessante spettacolo, che potrete godere fino al 13 maggio prossimo.
Non lasciatevelo scappare, parola di Rossa!
Le recensioni della Rossa per Thriller Café: IL PIROMANE di Bruce DeSilva
Appoggiai la casacca firmata di Manny Ramirez sulla lapide, mi inginocchiai sull’erba e le parlai. Eravamo noi due e i ricordi. [...] Quando la chiacchierata fra due amici si trasformò in una conversazione tra un vivo e una morta perché io non riuscivo più a sentire la sua voce, me ne tornai alla macchina portandomi via la casacca. A lei avrebbe fatto piacere indossarla di nuovo, la prossima volta che fossi andato a trovarla per scambiare due parole, e non aveva senso lasciarla lì perché qualche teppistello la rubasse. (pag. 342)
SOTTOLINEATO perché… é un momento di grande poesia, descritto con linguaggio scevro da ogni sentimentalismo.
Aprii senza bussare ed entrai. “Fuori dalle palle” esclamò Ernie Polecki. “Anch’io sono contento di vederti” risposi. (pag. 13)
CASSATO perché… é una battuta (l’unica, invero) dall’ironia un po’ troppo scontata.
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Cari amici della Rossa e della buona letteratura gialla,
da stamane troverete su www.thrillercafe.it la mia recensione del romanzo Il Piromane dello scrittore americano BruceDeSilva, un veterano della carta stampata al suo sfolgorante esordio nella narrativa. 
Senza troppi giri di parole, posso affermare che è il miglior libro che abbia letto negli ultimi tempi, seguito di misura da Blacklands e In difesa di Jacob. Ritengo poi che il personaggio del giornalista Liam Mulligan sia destinato ad affiancare altri mitici investigatori o poliziotti americani, forte dello spessore umano che il suo creatore gli ha conferito, riga dopo riga, battuta dopo battuta.
Non mi dilungherò in questa sede sui pregi di questo bellissimo romanzo perché – come sempre, ahimé! – mi sono dilungata nella recensione, ma vi confesso che appena uscirà negli Stati Uniti il prossimo 22 maggio acquisterò Cliff Walk - la seconda investigazione di Mulligan – e approfitterò anche per fare un pò di esercizio con l’inglese (l’inarrestabile Rossa cerca di unire sempre l’utile al dilettevole!).
Sempre a proposito di DeSilva, credo che in futuro i lettori di Thriller Café potranno avere una sorpresa. Per ora il progetto è top secret (per scaramanzia, più che altro!), ma credo che presto, molto presto, giungeranno news direttamente da oltreoceano…
A presto e buona lettura dalla Rossa!
Le recensioni della Rossa per Thriller Café: TRAPPOLA BIANCA di Jim Kelly
La vista della morte. Sebbene fosse la seconda volta in poche ore che Shaw si trovava a fronteggiare un evento del genere lo shock che provò non fu meno profondo. Anzi, la sensazione improvvisa di vivere in un mondo al rallentatore divenne persino più spiccata. Sentì un formicolio alle punte delle dita mentre il sangue gli affluiva al cuore. “Questa è la scena di un delitto” disse a se stesso, rassicurato dalla calma della sua stessa voce. “Atteniamoci alle regole. L’uomo è morto perciò non c’é fretta; l’unico imperativo è osservare.” (pag. 45)
Cari amici della Rossa e della buona letteratura gialla,
credo vi sia bastato questo piccolissimo assaggio per intuire che un investigatore inglese, flemmatico e acuto, sia appena giunto in Italia con la complicità della Giunti, collana Mystery. Si tratta dell’ispettore Peter Shaw del Norfolk, tratteggiato dalla penna dello scrittore inglese Jim Kelly. 
TRAPPOLA BIANCA è un mystery in piena regola del quale la sottoscritta (a dirla proprio tutta!) sentiva un pochino la mancanza: una fila di otto automobili bloccate da un albero caduto lungo una strada litoranea, una tormenta di neve che imperversa e un cadavere nel furgone di testa. Nessuna traccia intorno al furgone sulla neve candida. Una costruzione da giallo classico che ho sempre trovato stimolante e alla quale ho sempre risposto nella mia testa, lanciando una ideale sfida allo scrittore: bene, ora vediamo come sai uscire da questo imbroglio!
E Kelly m’ha dato soddisfazione solo in parte perché, se è vero che la matassa l’ha srotolata seguendo fili logici giusti, è vero anche che via via si è trasformata in un super gomitolone gigante, difficile da gestire in alcuni tratti anche per i lettori più smaliziati. Se volete saperne di più e leggere la recensione completa, sapete dove cliccare: www.thrillercafe.it
Vi volevo, poi, segnalare che ho deciso di riportare, per ogni libro recensito, la frase che più mi è piaciuta o che considero maggiormente pregnante ai fini della trama, e quella che invece avrei cassato e perché: un modo come un altro per creare ulteriore suspance e farvi incuriosire del libro! Dalla prossima volta le troverete entrambe all’inizio dell’articolo, mentre in questo caso ve le propongo infine. Pronti?
“Quando il legale si girò, Shaw aveva tirato di nuovo fuori il tesserino, ma stavolta lo teneva sollevato all’altezza degli occhi di Mosse, così che lui non potesse perdersi il nome. Mosse lo lesse, per due volte. “Com’é piccolo il mondo” disse, abbozzando un sorriso. “E’ appena diventato più piccolo” disse Shaw. (pag. 42)
SOTTOLINEATO perché… E’ un l’inizio della vendetta di Shaw, che segnerà quindi l’inizio dell’investigazione successiva.
“Shaw tirò fuori il cannocchiale e lo portò all’occhio buono, mettendo a fuoco il veicolo all’inizio della coda. Un camioncino. La luce nell’abitacolo era accesa, i finestrini erano screziati di neve e qualcuno si stava muovendo all’interno.” (pag. 26)
CASSATO perché… Nessuno lì dentro poteva più muoversi da ben due ore!
Buona lettura di TRAPPOLA BIANCA e a prestissimo!
Non saprei in quale altra lingua augurarvelo!
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L’ultima settimana di vita di Edgar Allan Poe: Nevermore in Baltimore
Che Edgar Allan Poe sia da considerarsi l’inventore del racconto poliziesco, della letteratura horror e del giallo psicologico oramai è cosa assodata, tanto che a lui è intitolato il più ambito premio per tutti gli scrittori di questi generi, assegnato ogni anno dall’associazione Mystery Writers of America: l’Edgar Award.
Ma come molto spesso è accaduto ad artisti geniali ma tormentati, Poe non ebbe in vita né la fama né il danaro corrispondente al valore inestimabile delle opere da lui create.
Orfano di entrambi i genitori a due anni, vissuto con genitori adottivi in Inghilterra, espulso dall’Accademia di West Point, diseredato anche dal padre adottivo – che non volle rispondere dai debiti contratti da Edgar durante la sua dissipata vita studentesca – Edgar trovò poco conforto anche nell’amore, vivendo spesso storie tormentate. Dopo la morte della moglie Virginia Clemm, stroncata dalla tisi nel 1846, Poe sprofondò nella più cupa desolazione e l’attitudine al bere, che l’aveva accompagnato per tutta la vita, divenne strumento di autodistruzione.
Le cause della sua morte, avvenuta a Baltimora il 7 ottobre 1849, non sono mai state chiarite, come pure non sono documentati i suoi spostamenti in città in tutta la settimana precedente.
Il film The raven, attualmente nelle sale italiane, prova a dare la sua risposta, inscenando una rincorsa contro il tempo tra l’ispettore Fields e un barbaro serial killer che uccide a Baltimora con le stesse modalità narrate in alcuni racconti di Poe, da I delitti della Rue Morgue a Il cuore rivelatore. La polizia chiamerà allora lo scrittore a collaborare, affinché metta il suo genio a servizio della legge. Un Edgar sgomento – interpretato magistralmente da John Cusack – profonderà ogni sforzo nelle indagini, spinto anche dalla circostanza che l’assassino ha rapito la sua promessa sposa, Emily.
Anche la Rossachescrivegialli ha tentato di colmare quel lasso di tempo decisivo per la vita di Poe, trattandolo come un cold case d’eccezione. Ricerca storica, approfondimento e pura fantasia, hanno dato vita al racconto NEVERMORE IN BALTIMORE che da oggi trovate pubblicato su questo sito in un’apposita pagina: fate click sul titolo che appare sulla barra gialla in alto e sarete catapultati nella Baltimora del 1849.
Un modesto tributo al grande Maestro, che spero sia di vostro gradimento.
Buona lettura dalla Rossa!
Le recensioni della Rossa per Thriller Café: OGNI GOCCIA DI SANGUE di Michael Robotham
Cari amici della Rossa e della buona letteratura gialla, ben trovati!
Oggi vi propongo il thriller di un autore australiano, che sta guadagnando posizioni nel ranking mondiale. Si tratta di Michael Robotham e del suo sesto romanzo Ogni goccia di sangue, edito da timeCRIME.
La storia è ambientata a Bristol, in Inghilterra, e prende inizio con un’inquietante apparizione di Sienna Hegarty sulla porta di casa della sua migliore amica Charlie: è coperta di sangue, gelida come un morto e talmente sotto choc che scappa via, invece di permettere agli O’Laughlin di aiutarla. Verrà comunque trovata quella notte stessa dal padre di Charlie, uno psicologo criminale, che cercherà di dimostrarne l’innocenza quando verrà accusata dell’omicidio del proprio padre. Sienna, invero, avrebbe avuto sia l’opportunità che un robusto movente per sbarazzarsi del padre e per lungo tempo le indagini della polizia si concentreranno esclusivamente su quella pista. Finché non appariranno due inquietanti personaggi: un professore di teatro, manipolatore e abietto, e un uomo violento, con delle lacrime tatuate sulle guance.
Come è mio solito, non mi dilungherò raccontandovi molto del libro, perché ne trovate un’ampia recensione su www.thrillercafe.it (sono un tantino prolissa, quindi le mie recensioni sono sempre ampie!), ma un consiglio mi sento di darvelo: evitate di leggere la fine della seconda di opertina.
Se seguirete il mio consiglio forse riuscirete a godervi la lettura, lasciandovi travolgere dall’azione, restando affascinati dal tratteggio dei personaggi, concentrandovi solo sugli aspetti tecnici del testo e …tralasciando la verità più sconvolgente.
Non vi svelerò per nulla al mondo l’arcano, ma se leggerete la recensione su Thriller café capirete a quale amara riflessione mi riferisco.
Buona lettura e a prestissimo dalla Rossachescrivegialli!
Le recensioni della Rossa per Thriller Café: IL CASO COLLINI di Ferdinand Von Schirach
Cari amici della Rossa e della buona letteratura gialla,
come avevo già anticipato nell’articolo precedente, da questa mattina trovate on line la recensione completa del romanzo di Von Schirach su http://www.thrillercafe.it/il-caso-collini-von-schirach/
Debbo confessarvi che sono molto molto curiosa di leggere la traduzione del suo lavoro precedente Schuld (Senso di colpa), ancora non immesso sul mercato italiano, ma solo perché Il caso Collini l’ho già letto e (quasi) riletto!
Voi, cari amici, godetevi invece la narrazione incisiva e sferzante con cui Von Schirach ci aiuta ad entrare nei meandri della mente di un uomo retto e pacifico, omicida volontario per disgrazia, anzi a causa di tante disgrazie.
A prestissimo dalla Rossa!
Von Schirach e De Cataldo a Libri come
Cari amici della Rossa e della buona letteratura gialla,
venerdì scorso, nell’ambito della manifestazione Libri come che si sta tenendo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, ho avuto il piacere di assistere alla conferenza dello scrittore tedesco Ferdinand Von Schirach e del nostro Giancarlo De Cataldo dal titolo Come un processo.
L’occasione era la presentazione del nuovo romanzo di Von Schirach, Il caso Collini, uscito in Italia proprio la scorsa settimana per Longanesi, ma il dibattito è stato quanto mai ricco di temi e di spunti extra letterari.
Assistito da un’ottima traduttrice simultanea, De Cataldo ha iniziato ponendo a Von Schirach una domanda che sovente viene rivolta a lui stesso? Perché un giudice – in questo caso un avvocato – scrive libri?
Con grande simpatia e spontaneità, lo scrittore tedesco si è limitato ad affermare che scrive perché la sera non riesce a prendere sonno!
Uno scambio di battute di estrema levità, che però ha posto fin da subito l’accento sull’affabilità di Von Schirach, che è stato capace di affrontare con pari leggerezza temi molto più scottanti. Non è da tutti, infatti, portare sulle spalle il peso di un’eredità scomoda come quella dello scrittore tedesco: suo nonno Baldur durante il regime nazista fu il fondatore della Gioventù hitleriana e dopo la guerra, subì il processo di Norimberga, riportando una condanna a vent’anni.
Lo scrittore, incalzato da De Cataldo, ha ripercorso brevemente le fasi che hanno portato il popolo tedesco ad aprire un dibattito sugli ultimi 60 anni di storia patria, ed ha spiegato come per lui il peso del Nazismo sia una colpa storica non ereditabile dalla generazione attuale, distante anche solo anagraficamente da quel periodo. Ma esiste la consapevolezza che fino agli anni ‘70 i reati commessi da ex Nazisti sono stati puniti in maniera ridicolmente lieve: è questa quella che Von Schirach chiama la “seconda colpa” dei Tedeschi e che da avvocato lo colpisce in maniera particolare. La legge nota con la sigla Egowig, approvata dal Bundestag quasi in sordina il primo ottobre 1968, di fatto mandò in prescrizione alcuni crimini nazisti, avendo modificato i termini di prescrizione per l’accusa di omicidio volontario aggravato, che in alcuni casi poteva addirittura essere derubricato a omicidio semplice.
E quando, proprio a proposito dei crimini nazisti, De Cataldo ha menzionato il famoso “armadio della vergogna”, cioè quello in cui erano custoditi i fascicoli delle stragi naziste in Italia presso la Procura militare di Roma e ritrovato per caso negli anni ’90 in uno stanzino con le ante rivolte verso il muro, Von Schirach ammette che Il caso Collini è stato proprio ispirato a uno di quegli eventi.
Della trama del libro non vuole troppo parlare, per lasciare al lettore il piacere di scoprire quale è il vero movente dell’omicidio che Collini perpetra ai danni di un ricco industriale tedesco, ormai ottuagenario.
I due scrittori si soffermano invece ad analizzare il personaggio dell’avvocato difensore di Collini e da uomini di legge mettono in rilievo quali differenze esistono nei due ordinamenti, tedesco e italiano, per l’attribuzione del difensore d’ufficio ad un cittadino accusato di omicidio: De Cataldo si compiace, scherzosamente, del fatto che in Germania è il giudice ad assegnare i casi e, una volta conferito mandato al difensore, questi ha molte poche possibilità di svincolo.
Il tempo, ahimè, è tiranno per definizione e la conferenza mi sembra sia finita in un batter d’occhio!
Pensate che la Rossa non sia riuscita a congratularsi con Von Schirach e a farsi autografare la copia del romanzo?
Come (in) un processo, ecco la prova principe dell’avvenuto misfatto!
E molto presto su Thriller café potrete leggere la recensione completa de Il caso Collini, sempre firmata dalla Rossachescrivegialli!
Buona lettura a tutti voi!
Le recensioni della Rossa per Thriller Café: IL FIUME PERDUTO di Michael Koryta
La bottiglia di Alyssa Bradford! … L’acqua della salute… Berla? Perché no? …Non ti succederà niente, lo sai. E’ acqua di sorgente, non è il prodotto di un esperimento chimico!…C’è un tappo. Puoi aprire la bottiglia, berne un sorso e richiuderla. Chi vuoi che se ne accorga?… Hai paura? Per qualche motivo, quest’acqua ti fa paura. Sei un fifone!
L’acqua è la protagonista del nuovo libro di Michael Koryta, Il fiume perduto, un thriller paranormale, in cui passato e presente si intrecciano a causa delle visioni che l’acqua contenuta in una bottiglietta quasi centenaria di Pluto Water genera nel protagonista, Eric Shaw.
Non vi parlerò oltre del libro, perché troverete una ampia recensione su http://www.thrillercafe.it/il-fiume-perduto-michael-koryta/ , e vorrei invece riportarvi alcune curiosità inerenti lo stesso.
I luoghi della narrazione sono assolutamente reali: French Lick e West Baden sono due località termali dello Stato dell’Indiana, conosciute fin dalla fine del 1800 per i grandi alberghi e i casino, meta preferita di personaggi di ogni genere, da Al Capone al pugile Joe Louis, che prima di ogni incontro faceva qualche giorno di ritiro a West Baden, sostenendo che l’acqua di quella valle lo rendeva imbattibile.
Di fatto le qualità curative dell’acqua sulfurea della valle – ribattezzata Pluto e più tardi imbottigliata nel vetro dalla Pluto Water – sembra siano solo blande proprietà lassative, ma ciò non toglie magia e fascino a luoghi.
Surreale, vengono definiti nel libro e vi assicuro che basta un giretto nel web per accorgersi che la cupola del West Baden Spring Hotel è quanto mai avveniristica per l’anno in cui fu edificata, ossia il 1902. L’architetto Harrison Albright impiegò 500 uomini, 10 ore al giorno per 270 giorni, spendendo la cifra totale di 414.000 dollari. Un’opera faraonica che ha lasciato un’impronta indelebile sul panorama di West Baden e nell’immaginario degli americani.
Anche l’autore è nato nei pressi, più precisamente a Bloomington, dove ancora risiede. Koryta stesso non fa mistero che l’ambientazione del suo thriller è un omaggio al suo Stato, l’Indiana. Nulla di male – anzi! – se tali luoghi risultano ancora tanto affascinanti e avvolti nel mistero.
E da ultimo, due parole su Michael Koryta.
Autore poco noto al grande pubblico italiano, ma già vincitore del Los Angeles Times Prize of Best Mystery con il romanzo Envy the night (Le oscure verità del passato, Kovalsky, 2008) e finalista nel 2005 – a soli 21 anni – all’Edgar Award con Tonight I said goodbye (L’ultima notte di Wayne, Feltrinelli, 2009), Koryta è destinato ad assurgere prestissimo al firmamento degli scrittori americani, sospinto anche dai lusinghieri commenti di due grandi come Michael Connelly e Joe Lansdale.
Si possono mai contraddire due leggende?
Buona lettura e a prestissimo dalla Rossa!














